giovedì 20 marzo 2008

Da Sud a Nord... Cavalcando l'Orizzonte.



14-15-16
/3/2008 RAID,TRAVERSATA DELLA MAJELLA:Passo della Forchetta-Mammarosa



La Majella.Ancora la Majella.

Questo gruppo montuoso d’inverno mi affascina ancora di più.

E’ così selvaggio e immacolato nella stagione fredda che oltre i 2000 mt,a parte sulle solite e frequentatìssime mete sci-alpinistiche,(Il monte Amaro,le rave sul versante ovest,il Rapina e il Focalone) è davvero difficile incontrare qualcuno.

Dopo averla frequentata abbastanza,l’anno scorso ebbi l’idea di fare una traversata invernale con gli sci,est-ovest:da Palombaro a Passo S. Leonardo.

Il mio compagno era Guerino,vecchio amico,facente parte della combriccola citata nello scorso post,uno dei pazzi che mi portò al D’Ugni con la “carretta”.

Accompagnato dal suo fidatissimo e formidabile cagnolino Lupo.

Fu dura,ma ne valse la pena.

Partimmo il 16 Marzo alle 18,carichi abbastanza da impiegare più di 4 ore per salire “il fosso la valle” e arrivare al rifugio Martellese.

Riposammo qualche ora e ci avviammo prestìssimo verso “la Caròzza”,stupenda sella panoramica che separa il monte Martellese dalla cresta sud-est della cima delle Murelle.

Salimmo la cresta,bellissima d’inverno.

Arrivammo in cima e proseguimmo per la cresta ovest.

L’idea era di andare a dormire al rifugio Manzini,ma il mio compagno ebbe qualche difficoltà,così alle 15 eravamo ancora sulla sella tra l’Aquaviva e il Focalone,io pensai di ripiegare sul bivacco Fusco,ma la capàrbia di Guerino mi trascinò al Manzini,dove arrivammo molto stanchi al tramonto.

La mattina dopo salimmo al monte Amaro e seguì una splendida scìata per il canalino intermedio e la direttissima.

Guerino fece tutti e 3 i giorni con ai piedi gli scarponi classici da discesa!!!

Per quasi tutto il tragitto portammo gli sci in spalla,a parte qualche traverso fatto con le pelli,ma la scìata finale ripagò di tutti gli sforzi.

L’esperienza fu bellissima.

Ma già allora sognavo un'altra traversata...

Da qualche anno un tarlo mi rodeva il cervello…:traversare la Majella da Sud a Nord,cioè per il suo asse più lungo,ovviamente d’inverno e magari anche da solo.

Mi sarebbe piaciuto partire dal valico della forchetta (1200mt) cioè la stazione di Palena.

Salire sul monte Porrara,(2137 mt) scendere per la sua cresta nord fino al Guado di Coccia,(1652 mt) risalire verso Tavola Rotonda,(2400 mt) la Valle di femmina Morta,il monte Amaro,(2793 mt) il Pescofalcone (2657 mt) e scendere sul monte Rapina e da lì a Caramanico terme.

Facendo due rapidi calcoli però l’idea era alquànto audace.

Sarebbe stata proprio una bella "passeggiata"...di un certo impegno.

Sono circa 30 km,con un bèl dislivello sia in salita che in discesa.

E poi logisticamente,il punto d’appoggio più vicino per questo giro sarebbe stato il bivacco Pelino in cima al monte Amaro,a oltre metà percorso.Impossibile (per me) da raggiungere in un giorno.

Ci voleva la tenda.

Quest’inverno cominciai a pensarci più seriamente,aspettando di avere il giusto allenamento,buone condizioni della montagna e soprattutto tre giorni di tempo stabile!

Sapevo che in caso di nebbia sarebbe stato un vero casìno,la zona dal Guado di Coccia a Monte Amaro è priva di punti di riferimento,vasti pianori tutti uguali…in pratica ci si perde che è una bellezza.

Vedendo avvicinarsi un week-end adatto feci i miei calcoli.(non senza avere una certa paura)

Sarei andato da solo,portando con me il minimo indispensabile:cibo,fornello,materassino,sacco piuma e un piumino.Oltre ovviamente agli sci,i ramponi e la macchina fotografica.

D'altronde a chi avrei potuto proporre un “viaggio” del genere? Solo a Rino,a cui avevo parlato di quest’idea.

Così due giorni prima gli mandai un sms.

Con mia grande sorpresa Rino entusiasta rispose affermativamente…e mi rese felice come una pasqua.

In due sarebbe stata tutta un’altra cosa…meno stressante per me e sicuramente più bello,come tutto ciò che si condivide con un amico.

Inoltre in due il peso di una tenda non sarebbe stato troppo invalidànte e ci avrebbe offerto un comfort non indifferente.

Così partimmo.

Venerdì 14 Marzo alle 8 di mattina eravamo al passo della Forchetta,ognuno con la sua croce sulle spalle…

L’inizio della salita è duro,faccio fatica a spezzare il fiato,ma poco dopo va meglio e cominciamo anche a chiacchierare del più e del meno…

Era un bel po’ che non passavo di qua.Trovo sempre molto estetiche questa cresta e il panorama che regala…






Dopo un'oretta buona io calzo gli sci e Rino le ciaspole,per evitare di sprofondare nella neve,il sole picchia e ci costringe a procedere in maglietta ma l’aria è fresca.



Alle 10:45 siamo in cima al Porrara.



Mangiamo una barretta,scattiamo qualche foto e iniziamo a scendere la cresta verso il Guado di Coccia.

Sono stato molte volte sul Porrara,sempre però dalla stazione di Palena,non conosco questo tratto di cresta.

Dalla cima sembra che il Guado sia appena giù dietro l’angolo…invece il percorso è lunghissimo,molto più di quello che ci ha portato in cima.

Le cornici si susseguono bellissime e il vento da ovest comincia a farsi sentire,costringendoci a rivestirci e a indossare cappello e guanti.





Impieghiamo quasi due ore e mezza a scendere al Guado,percorrendo secondo la mia esperienza (Gran Sasso a parte) una delle più belle creste in assoluto dell’appennino centrale.

Lo scempio degli impianti ci lascia perplessi,tra l’altro sono chiusi e questo fa ancora più rabbia.

Cominciamo a risalire,Rino toglie le ciaspole e passa dove non c’è neve,io seguo le strisce di neve con gli sci ai piedi e comincio a sentire la fatica…

Ci fermiamo sopra il primo skilift.Sdraiati al sole mangiamo qualcosa e discutiamo su dove fermarci a dormire,sono le 14:30.

Dal Porrara qualche ora prima avevamo visto dove si trova la Tavola Rotonda,cioè sopra tutti gli impianti che sono tre in successione verso l’alto.

Ripartiamo,Rino è sempre fresco come una rosa mentre io mi fermo a riprendere fiato sempre più spesso.

La salita è costante e non dà tregua,facendo lunghi traversi seguo Rino lentamente.

Raggiungiamo la fine degli impianti verso le 16:00,l’altimetro segna 2300 mt.

A questo punto dico a Rino di fermarci a consultare la cartina perché vorrei capirci qualcosa...:non sappiamo dove siamo di preciso.

La Tavola Rotonda è un ampio anfiteatro a 2400 mt,ma forse oggi per noi è troppo lontana.

Siamo sul punto di fermarci,ma l’idea di dormire “vista impianti” non ci piace per niente così proseguiamo verso nord-est per un’altra mezz’oretta,scavalcando un colle alla ricerca di un posto riparato dal vento per montare la nostra tenda.

Rino mi fa notare una stella alpina fiorita,la fotografo.

Sono le 17:00 e l’altimetro segna 2350 mt.

Io sono abbastanza “cotto”.

D’altronde dopo nove ore di marcia con uno zaino di circa 18 kg…solo un marziano come Rino potrebbe sentirsi ancora riposato.(Ma la mia è tutta invidia)

Troviamo un bel masso,adatto a ripararci dal vento da ovest che non smette mai di farsi sentire.

Buttiamo giù gli zaini e cominciamo a scavare,è un lavoro abbastanza faticoso quindi ci alterniamo.

Mettiamo subito della neve in pentola che ci servirà per cucinare e ci diamo da fare in fretta per montare la nostra casetta di tela.

Il tramonto ci sorprende mentre ci infiliamo dentro…è bellissimo essere qui.

Fa freschetto,ma non veramente freddo.

Cuciniamo,ci gustiamo i nostri pasti liofilizzati e il nostro secondo a base di formaggio e salame.

Sciogliamo altra neve per bere e chiacchieriamo allegramente…dopo cena esco a lavarmi i denti,fa freddo ma sembra un sogno…:le stelle sono luminosissime,la luna brilla e la nostra tenda sembra essere l’unico elemento estraneo a questo mondo “altro”.

In tenda consultiamo di nuovo la cartina e vediamo che ci sono due possibilità per arrivare al monte Amaro:la prima è quella prevèntivata per la Valle di Femmina Morta,la seconda è la cresta ovest,che sarebbe anche interessante ma che decidiamo di evitare visti tutti i suoi saliscendi e per l’onnipresente vento da ovest.

Mi ficco nel sacco a pelo rifiutandomi di impostare la sveglia.Abbiamo tutto il tempo che ci serve…

Dormo come un ghiro e al mio risveglio Rino è già fuori che si gode il sole.

Facciamo una lauta colazione a base di thè,biscotti,pane e marmellata.

Mi diverto ad arrampicarmi sul masso dietro la nostra tenda e faccio un po’ di foto prima di cominciare a smontare.

Alle 9:30 siamo pronti.

I piedi mi maledicono ad alta voce quando riìnfilo gli scarponi,le prime vesciche hanno già fatto capolino…Ma si deve ripartire.

Il sole scalda molto ma l’aria rimane fresca e mobile.

Arriviamo a Tavola Rotonda e poi al Fondo di Femmina Morta,l’ambiente è il classico dei piani alti della Majella.

Sembra di essere sulla luna…

Imbocchiamo l’ampissima valle e riconosciamo in lontananza come un miraggio il bivacco Pelino:un esile puntino rosso all’orizzonte.

È la nostra prossima mèta.

Come due marinai in mare aperto ci orientiamo con questa stellina rossa…che sembra non avvicinarsi mai.

Cominciamo a prendere quota sul lato sinistro orografico della valle,la progressione è scomoda per via della neve dura da affrontare “a mezza costa”,le caviglie piangono,ma noi teniamo duro.

Rino toglie le ciaspole e io gli sci per affrontare dei tratti sulle classiche pietraie.

Dopo un po’ ricalzo gli sci,e finalmente giungiamo sulla cresta di Piano Amaro,che ci porterà in vetta.




Vediamo in lontananza le prime persone,sci-alpinisti che sbucano dalla “direttissima”.

Dopo 4 ore di fatica alle 13:30 siamo in vetta.

Tutta questa gente uccide un po’ la magia del luogo…Un folto gruppo di sci-alpinisti del nord ammira la nostra montagna e diversi Romani fanno “caciara” con il loro accento inconfondibile...







Rino mi chiede:”Che facciamo?” Io capisco che lui vorrebbe scendere in giornata,il chè vista l’ora sarebbe fattibile,ma non abbiamo nessuno che verrebbe a prenderci e a me non va di correre…

L’idea di dormire qui ci fa ribrezzo.L’inciviltà di alcuni “escursionisti della domenica” ha reso questo posto uno schifo.Puzza da morire il Pelino.

Così mangiamo e decidiamo di scendere al Manzini a vedere com’è combinato,anche se io preferirèi dormire in tenda,visto che l’abbiamo portata in spalla fin quassù.

Per la prima volta finalmente tolgo le pelli di foca,(Che Rino scherzando chiama le pelli di oca e io le pelli di fica...) e mi godo una bella scìata fino al Manzini,anche se la neve qui è crostòsa e difficile,infatti faccio i miei due voletti…

Il Manzini è aperto e pieno di neve.Anche la finestra è aperta.

Maledico gli incivili che ci hanno preceduto,molto probabilmente nella scorsa bella stagione.

Lo scorso inverno trovammo solo la porta aperta e in una mezz’oretta liberammo il rifugio dalla neve.

Rino mi raggiunge,osserva lo scempio e mi accorda il fatto che monterèmo ancora una volta la nostra tenda.

Allora traversiàmo verso il terzo Portone alla ricerca di un posticino riparato,ma niente.

Il vento scende da Monte Amaro e arriva dappertutto…

Vaghiamo finchè non troviamo un altro provvidenziale masso con una specie di trincea tra il suo lato sud e la neve…

Ci guardiamo negli occhi e ci capiamo subito:è l’unico posto decente e sembra che non ci sia nemmèno tanto da lavorare con la pala,ma è solo una bella illusione.

Ci tocca scavare per quasi un ora prima di poter montare la tenda.

Il panorama è superlativo.

Siamo nella conca del Manzini,a quota 2550 mt,proprio sotto il terzo portone.

Abbiamo il monte S. Angelo di fronte,il monte Amaro dietro,la cresta con il monte Rotondo a sinistra (ma che ahimè,noi credevamo scioccamente fosse il Pescofalcone) Cima dell’Altare e l’imbocco dell’alta Val Cannella a destra.

Così,sistemata bene la tenda ci ricordiamo che dobbiamo chiamare a casa,ma il telefono qui non prende…che si fa?

Dobbiamo salire per forza al terzo Portone,lì lo spiraglio di panorama verso Caramanico forse ci regalerà un po’ di “campo”.

E in più domattina ci troverèmo la traccia già fatta.

Sono le 16:00 circa quando arriviàmo su,la mia idea era sensata,qui il mio telefono prende!

Chiamo a Casa e mi accordo con mio padre sul posto e sull'orario dove venirci a prendere,poi faccio chiamare Rino.

Il tramonto è bello ma non spettacolare vista l’assenza di nubi,ma meglio così!

Torniamo alla tenda e iniziamo a sciogliere la neve.




I gesti si ripetono quasi in automatico,cominciamo ad abituarci all’isolamento…Stiamo bene.

Consumiamo di nuovo una gràn bella cena,dove ci curiamo di finire tutti i viveri “salati” e ci concediamo anche il dolce...uno “snickers” in due:ottimo.

“Questa volta la mettiamo la sveglia” suggerisce Rino.E io sono d’accordo,Sveglia alle 5:00.

Ancora una volta in tenda consultiàmo la cartina.

Entrambi non conosciamo la cresta del Pescofalcone,ma dovrebbe essere abbastanza evidènte la discesa…e non ci preoccupiàmo più di tanto.

Esco dalla tenda e l’arietta notturna dei 2550 mi schiaffeggia.

Ma nonostante tutto resto fuori quasi mezz’ora.


Totalmente rapito dalla bellezza che mi circonda.

C’è una luce stranissima;irreale.

La luna illumina a giorno il manto bianco,le stelle mi fanno l’occhiolino.

Il silenzio è…siderale.


Dopo un po’ il freddo mi fa tornare in me.

Rientro,ci rilassiàmo,Rino mi racconta il “suo Perù”,di quando è stato sull’Alpamayo.

Io lo invidio,ma soprattutto sono contento per lui.

Mi dice che gli piacerebbe fare con me una grande montagna,io gli espongo le mie perplessità sull’effetto che la quota potrebbe avere su di me.E così discutiamo...fino a che ci viene sonno.

Mi sveglio prima dell’ora prevista.E’notte fonda.

Cerco di riaddormentàrmi ma non ci riesco.

Così accendo il fornellino per la colazione.Si sveglia anche Rino,siamo tutti e due di buon umore,forse anche perché abbiamo dormito bene.

Facciamo la solita abbondànte colazione e prepariamo tutto prima di uscire dalla tenda.

Fuori fa abbastanza freddo.

Usciamo già pronti e cominciamo a smontare godèndoci l’alba.

Un bastoncino di Rino che abbiamo usato per fissare la tenda è andato…ma non possiamo farci niente.

Alle 7:30 ci avviàmo sul ripido pendio che porta alla sella del terzo portone.

Il gelo del mattino e il terreno ripido ci obbligano a indossare per la prima volta i ramponi.

Salendo guardo il “buco” che ospitava la nostra tenda.

Già mi manca…il soggiorno è stato stupendo.

Arriviamo in cresta e ci dirigiamo verso quello che crediamo essere il Pescofalcone (che Coglioni!).







La cresta è abbastanza affilàta e per niente banale.

Rino procede molto lentamente,io lo aspetto.



Salendo questa stupenda e affilatissima cresta,raggiungiamo la vetta.

Scattiàmo qualche foto e iniziamo a scendere sul versante opposto,fino a che…





Giungiamo su un pulpito che si affaccia sul vuoto.

Cazzo.

E mò?

Dove si passa?

Vuoi vedere che abbiamo sbagliato cresta?

Il vento rinforza da nord-ovest,le raffiche arrivano anche a 50-60 Km all’ora.Il cielo è grigio di nuvole alte.

Il panorama sulla valle dell’Orfento è bellissimo,ma ci conferma che abbiamo sbagliato cresta.

Tiro fuori la cartina,il vento la sballotta violentemente.

Bestemmio.

Ma si! Porca p........ C’è l’ho di fronte la cresta giusta!

Ma tra me e lei un ampio vallone.Almeno 2 ore di marcia.

Siamo sul monte Rotondo.Bellissima e panoramicissima vetta di 2656 mt,ma che purtroppo non porta da nessuna parte.

Dobbiamo risalire.

Risaliamo la cresta abbastanza velocemènte e torniamo in vetta.


Rino mi espone la sua perplessità sul fatto di riattraversàre tutta l’affilata cresta del terzo portone.

E mi dice:”perché non scendiamo al Block-House?”

Io non sono convinto…sono le 9:00,avremmo tutto il tempo di rifare il terzo portone e salire sul Pescofalcone per poi scendere costantemente fino agli 800 metri della frazione S. Nicolao di Caramanico Terme.

Invece l’idea di farmi tutti quei saliscendi…secondo portone,cima Pomilio,primo portone,monte Focalone,il fontanino…e magari sprofondare tra i pini mughi sulla lunga cresta del monte Cavallo…insomma,non mi ispira molto.

Ma la decisione la prende il vento.Che aumenta di intensità minuto per minuto,e viene proprio da ovest!

Sulla cresta del Pescofalcone-monte Rapina ce lo prenderèmmo tutto.

Mentre qui superato il Focalone siamo al riparo…vabbè,vada per il block-House.

Anche se un po’ amareggiato dall’accaduto guardo il lato positivo:il monte Rotondo è una cima “fuori mano”,dove si deve andare a posta,perciò quasi per nulla frequentata.

Quando mi ricapiterà di tornarci d’inverno?

Mentre il Pescofalcone “si fa”…anche con gli sci,e poi chissà,potrei conservàrlo per la prossima traversata!

Risaliamo faticosamente (ma con vento a favore) cima Pomilio,dove riesco anche a telefonare a mio padre per cambiare il posto dove venirci a prendere.





Ri-scendiamo…risaliamo…una faticaccia.

Finalmente siamo sul monte Focalone,a 2676mt e anche qui il vento non scherza per niente.



Vorrei mettere subito gli sci,ma degli accumuli di neve abbastanza minacciosi sul versante del bivacco Fusco mi invitano a “farmi i fatti miei” e a camminare sul filo della cresta.

Superata l’anticima però non resisto.

Rino va avanti e io indosso gli sci.

Il “pratone” si rivela una stupenda discesa,anche se la neve è difficile oggi e il vento alza polvere ghiacciata molto fastidiòsa.

Incontriàmo 4 sci-alpinisti che salgono.

Fanno una faccia strana guardando i nostri zaini e sentèndo da dove veniamo.

Ci dicono “complimenti,bel giro”.Io li avviso del vento in cresta e gli auguro una buona giornata.

Mi fermo di nuovo al fontanino e rimonto le pelli,per fortuna la neve è abbastanza da farci “galleggiare” sui pini mughi.

Io scivolo sulle tracce già fatte,Rino mi segue.

Camminiamo,camminiamo…e arriviamo sul monte Cavallo.

La nostra ultima vetta.

Ci guardiamo intorno stranìti.

Vediamo i tanti puntini colorati che zigzagano verso il basso sotto tutta quella brutta ferràglia.

Gli impianti di Mammarosa.

Ok.Stiamo per tornare nel mondo reale.

Come disse ironicamènte una volta un certo Giancarlo:”In quella fogna di valle"

Ma tutto sommato mi fa piacere…

Tolgo per l’ultima volta le pelli.

Dico a Rino che ci vedremo al piazzale e parto per l’ultima discesa.

Faccio lunghe diagonali,come se volessi rallentare questo momento.

Sono passati solo tre giorni dalla nostra partenza,ma a me sembrano molti di più.

Mi ritrovo stordito tra la folla:ragazzi che sciano,famiglie allegre che giocano nella neve,musica ad alto volume nel piazzale,mi sembra tutto così strano…

Aspettando Rino rifletto sui tre giorni appena trascorsi.

Su come abbiamo “vissuto” la montagna.

E su come spesso invece la “consumiamo”.

Vivere la montagna per me è interagire con Essa,contemplarla,apprezzarne l’odore,sentirne la brezza o il vento,cogliere le sfumature della luce...in sostanza:godère del suo spirito.

Sento molto questo approccio “romantico” di andare per monti ,di “vivere” i monti.

Anche se molto spesso capita anche a me di “consumarli”,specie d’estate,con un modo di frequentarli molto più “freddo” e ”mordi e fuggi”.

Come quando si vanno a “divorare” le vie sulle spalle del Corno Piccolo,o quando andiamo a strafogarci le nostre mezze giornate in falesia.

Sempre di fretta,in montagna quasi come in palestra.

Ma questo è un rimprovero che faccio solo a me stesso.

Per carità,ognuno frequenti i monti come vuole...Ma viverli è un’altra cosa.

Quando Rino mi raggiunge la radio suona “Nuntereggaecchiù” del grande Rino Gaetano che amiamo entrambi.

Ci abbracciamo e ci complimentiàmo per la riuscita del nostro lungo giro.

Poi,con la faccia bruciata dal sole come due yeti tra la folla raggiungiamo mio padre che ci aspetta.

E’ un piacere vederlo.

E’ lui che tre giorni fa ci accompagnò al passo della Forchetta.

Subito ci chiede:”Allora? com’è andata?”

Io e Rino ci guardiamo negli occhi sorridendo e buttando lo zaino a terra senza pensare pronuncio un “Bene…tutto bene”.



La montagna
si impara a conoscerla davvero
quando ci si dorme sopra.

Julius Kugy








Luca Luciani

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissimo luca, davvero bello!! Meraviglioso!! mi lasci sempre senza parole!! complimenti!! un bacione !! vale ! ps- ci risentiamo per la falesia!

AppenninistaDoc ha detto...

Grazie,troppo gentile!Un bacione anche a te e a presto.

Anonimo ha detto...

bellissimo giro!!!questa maiella è propio enorme,poi in invernale è molto piu' divertente..Credo sia stata una bella mazzata la traversata completa..complimenti!ciao nicola

AppenninistaDoc ha detto...

Ciao,
Si,infatti è proprio enorme...d'estate non credo che si possa fare:bisognerebbe portarsi una cisterna d'acqua visto che in quota non ce n'è...invece sciogliendo la neve...

Stefano ha detto...

Fantastico Luca ! Non sembra nemmeno di essere in Italia. E' la dimostrazione che per trovare l'avventuare non occorre andare lontano e fare chissà che cosa.
Concordo con te quando dici che in questo modo si vive meglio la montagna: quando si scala, nel vero senso della parola, si è presi più dal gesto tecnico che non dai paesaggi (per forza di cose).
Complimenti !!

Stefano

AppenninistaDoc ha detto...

Hai ragione! Io amo arrampicare in ambiente ma in quest'attività molto spesso non c'è spazio per la contemplazione,per "vivere" l'ambiente...e così ogni tanto ho bisogno di queste full-immersion nella natura,Ciao

casmau ha detto...

Abbiamo molte cose in comune, negli anni 80 tentai la traversata esattamente come l'hai fatta tu, ero con gli sci da fondo escursionismo, ma purtroppo una bufera terribile ci bloccò sulla tavola rotonda.
complimenti per come avete vissuto un'avventura per niente banale.
Sono daccordo la montagna va vissuta e sentita.
Ciao
Maurizio

AppenninistaDoc ha detto...

Cavolo,con gli sci da fondo?!Complimenti x il coraggio!
Immaginavo di non essere stato il primo ad avere quest'idea ma negli anni 80 stavate proprio avanti...
un saluto,

Luca

belva ha detto...

spettacolare.bravo luca,un saluto!!e buone traversate.cia'

Anonimo ha detto...

emozionante racconto Luchè, idem le foto...eccetto le tue comparse ahahhaha...Domenico

AppenninistaDoc ha detto...

Grazie della visita a Belva e Domenico!

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