giovedì 1 gennaio 2009

Il Ritorno Del Mostro




23/12/2008 Monte a Mare "Picozze e vongole
"


Troppo spesso ci scopriàmo sopraffatti dall'abitudine.

Anestetizzàti dal torpore quotidiano scappiamo in montagna senza renderci conto che ci stiamo fossilizzàndo.
Il discorso vale per la falesia,come per la montagna.
Tendiàmo a scegliere i posti a noi più familiari,che conosciàmo meglio,con avvicinamenti tranquilli e scarsi pericoli oggettivi.
Non che tutto ciò sia un male a prescindere,ma riflettendo,almeno per quanto mi riguarda,a volte mi rendo conto di aver perso il gusto di avventuràrmi,come quando ero un semplice escursionìsta.

Allora,il mostro dentro di me dominàva.

Ricordo che amavo andare in montagna da solo,in posti a me sconosciùti.
Studiare la cartina,controllare le previsiòni meteo,azzeccàre la partenza del sentiero e trovarmi la strada erano fonti di grande soddisfaziòne.
E bastava un pò di nebbia,qualche folata improvvisa di vento,per farmi capire quanto ero piccolo e vulneràbile rispetto a Madre Natura e all'ambiente che mi circondava.
Così,quando arrivavo in vetta la soddisfazione era totale.
Soprattutto per esserci arrivato da solo;contando solo sulle mie forze fisiche e mentali,sfidàndo e vincèndo la paura.
La paura.
Altra compagna onnipresente nell'ignoto,è lei che acuìsce i nostri sensi,che ci fa stare all'erta nei momenti di pericolo e che a volte ci salva la vita.

L'avventura:il mostro.

Tutto ciò con il tempo l'ho un pò perso,ma ogni tanto il mostro ritorna a farsi sentire;e si dimèna al punto di spingermi a partire,a mettermi in gioco,a "rischiare" (nel senso soprattutto metafòrico ma purtroppo a volte anche pratico del termine).


Dopo il 21 Dicembre passato sul Matese,(vedi "misto Gallinola") Io e Cristiano decidiamo di approfittàre delle poche belle giornate rimaste prima dell'annunciàta perturbaziòne da est e di andare al Meta.
E' il 23 dicembre,partiamo presto,siamo io lui e Angela che ci seguirà fino alla base delle vie,e lì si godrà il sole mentre noi soffrirèmmo all'ombra.
La macchina è stracàrica con tutta l'atttrezzatura da sci-alpinismo e per scalare,le strade sono semi-deserte.
Cristiano la sera prima mi manda un sms che dice:"pensa anche al Monte a Mare..."
Io quando lo leggo mi impensierìsco,ma in fondo l'idea mi stuzzica... so che lì c'è da mettersi in gioco e da impegnarsi.

Sono stato già due volte su questa montagna.
La prima il 21 gennaio 2006,fu una vera avventura con la A maiuscola.
Partìmmo prestìssimo con l'idea di Cristiano di aprire la prima via,lui voleva salire dove l'anno seguente (il 13 marzo 2007) aprì,insieme a me e Marco (Sbaraglia) la via più evidente e logica della parete,sulla sinistra.
Io,forte dell'entusiasmo delle mie prime scalate invernali e con la sicurezza di andare per forza da secondo lo invitài ad attaccàre al centro la parete.
Salìmmo così una via davvero estètica e difficile,che ci impegnò per molte ore.



Alla fine della via ci trovàmmo davanti una cornìce di circa tre metri,che però era di neve nè dura nè morbida.
Insomma,fu necessario impegnarsi davvero fino alla fine.
Uscìmmo al tramonto,col cielo rosso e il Tirreno che ci sorrideva in una luce fantastica.



La discesa fu una vera odissèa:io allora non sciàvo e avevo le ciàspole,Cristiano era sfinìto e al buio certo non riuscìva a sciare,così io dovetti caricarmi i suoi sci sullo zaino e andare avanti con le ciaspole,e lui mi seguiva sprofondàndo ad ogni passo fino al ginocchio.
Il tutto con le frontali,in un bosco intricàto ed ostìle;arrivammo all'auto alle 8 di sera.

Più morti che vivi fisicamente,ma "beàti" spiritualmente.
Chiamàmmo la via "Il tramonto oltre la cornice",in onore dello spettacolo offertòci in vetta da ciò che chiamano Dio.



Cristiano e Marco nel febbraio 2007 tornàrono al monte a Mare,e aprirono la seconda via sulla parete:"Picozze e vongole".
La via passa sul lato destro,con difficoltà sostenute,(almeno nella parte bassa) e quando vidi le foto rimasi impressionàto dal poco ghiaccio in parete e dalla tanta roccia che spuntàva.
La seconda volta che mìsi piede su questa nord andammo in tre,Io Cristiano e Marco e salìmmo la via più evidente chiamàndola "Attenti alla normale".
La giornata fu mite e divertente,la ricordo con piacere.





Ma torniàmo al 23 dicembre 2008.

Arriviàmo a pianoro Campitelli e iniziamo ad osservàre le pareti col binocolo.
Cristiano è entusiasta,monte a Mare sembra "fatto"!



Io vorrèi andare al Meta e rimanere aggrappàto alle mie piccole certèzze,ma alla fine cèdo ascoltando il mostro.

Iniziàmo a salire sci ai piedi e belli carichi,per quello che certo non si può definire "un comodo sentiero",Angela con le ciàspole ci segue a fatica.



Dopo circa due ore arriviamo nel punto dove lascerèmo gli zaini,indossiàmo gli scarponi e ci prepariàmo.
Il ghiaccio sembra esserci,il morale è alto e siamo immersi in un ambiente davvero selvaggio e isolato.



Ci congeliàmo come al solito le mani per mettere i ramponi ed attaccare tutta l'attrezzatura all'imbrago,mangiàmo frettolosamènte qualcosa e Cristiano si avvìa verso l'attacco.
Poco prima gli pòngo la condizione di attaccare io il primo tiro.
Saluto Angela e inizio a salire il ripido pendìo,Cristiano sta facendo una piazzòla alla base di "Picozze e vongole".



Io salendo gli dico che sembra fatta anche "Il tramonto...",lui mi dice 'scegli tu',e visto che è l'unica che non ho mai fatto decido che va bene,proverèmo "Picozze..."



Filiàmo le corde,mi lego e vado verso il primo muro.
Al primo colpo di piccozza mi accorgo che è tutto finto... Il ghiaccio è solo coreogràfico!
Uno strato di crosta (che sembrava duro e portànte stile 2006) si rompe facilmènte coi miei colpi,e sotto una farina ghiacciàta fa capolino gelàndomi le mani.
Cristiano osserva senza parlare,io lo guardo e lui capisce;gli dico che fa schifo e che forse non è il caso.



Lui mi dice:"potrèi provare io..."
Al suono di queste parole nasce in me un misto di orgòglio e inquietùdine,rifletto un attimo.
So benissimo che se farò anche un solo metro in salita non potrò più tornare indietro.
Su questa merda niente fittòni,figuriàmoci viti da ghiaccio!

Nonostante tutto salgo.
Mi lascio indietro tutte le certèzze,la sicurèzza,il passato e il futuro.
In una specie di trànce fatta di concentraziòne totale cerco di avanzare verso l'alto.

Per ancoràre le picche devo 'zappare' tantissimo,ogni passo mi costa una gran fatica e la neve mi entra di continuo nel collo e nella schiena facendomi rabbrividìre.



Poco dopo mi costrìngo a mettere qualcosa,e subito mi rendo conto che non è un'impresa facile.
Zàppo nella neve come un forsennàto alla ricerca della roccia,che ovviamente qui come su altre montagne appennìniche fa veramente schifo,è tutta rotta e mista a zolle d'erba e di terra...
Ma in fondo lo sapevo.
Dopo 10 minuti di lotta riesco a piazzàre un friend,sembra solido e mi dà la forza psicologica di affrontare il passo successìvo.



Salgo con estrema attenzione i successivi metri,quasi verticali,e mi rendo conto che ormài sono in ballo.



Arrivo al riposo successìvo col fiatòne,respiro e ragiòno su dove passare,mi sposto un pò a destra e salgo ancora fino a trovarmi sotto altri 3 metri verticali.
Guardo in basso e vedo Cristiano che schìva tutto ciò che faccio cadere,vedo anche il mio friend più o meno 8-10 metri sotto e penso:"devo assolutamènte mettere qualcos'altro".
Così,dopo altri dieci minuti di faticosa pulizìa e disgàggio metto un chiodo nella roccia marcia,ma questa volta sono perfettamente consapevole che non terrèbbe un volo.
Non posso fare niente,non vedo altro modo di proteggèrmi se non stàndo qui un'ora a pulire la neve.
Le mie mani sono già insensibili e non mi stupìsco,le ho di continuo nella farina gelata...
Attingo un pò di coraggio dal fondo dell'anima,grido a Cristiano "Occhio" e salgo.



Per fortuna tutto fila liscio,arrivato però sulla successiva "cengia" a circa 60° non sento più le mani.
Comincio a scaldarle con il fiato mentre osservo spaventato ciò che mi aspetta.
Il dolore a me bèn noto dello scongelamènto arriva presto,insieme alla sensibilità,stringo i denti e soppòrto.
In mente cominciàno a balenarmi vari pensieri,del tipo:"ma chi cazzo me lo ha fatto fare?" o "perchè tutto ciò?" e "che ci faccio qui?"
Ma non ho il tempo di rispondermi,i polpacci iniziano a ricordàrmi che non posso rimanere fermo qui.
Devo andare.
Arrivo sotto l'altro muro,questa volta davvero verticale.
Spero con tutto me stesso che ci sia ghiaccio,invece,ahimè,la solita finta crosticìna bianca si stacca dalla roccia non appena la tocco.
Comincio a pulire consapevole che se non metto qualcosa non affronterò mai questo passo.
Dopo 20 minuti il bilancio è un chiodo perso,le mani di nuovo gelate e i polpacci in fiamme.



Ho paura.

Comincio a ripètermi in mente di stare calmo,sposto il peso da una gamba all'altra,scarico le braccia e cerco di muovere le mani ormai di nuovo insensìbili.(Evviva l'arrampicata senza dragonne! Qui mi ha davvero salvato non averle.)
Infine metto un friend,ma appena cerco di muòvermi esce sbattendomi in faccia la precarietà della mia situazione.
Non posso più restare così.
Grido di nuovo "occhio" a Cristiano e sù.



Un passo,un'altro,ho il cuore in gola ma due minuti dopo per fortuna sono fuori senza conseguènze,ben conscio però di aver rischiàto un bel pò,e consapevole di stare ancora rischiàndo visto che l'ultimo chiodo (e che chiodo!) è a 15 metri da me.



Tuttavia mi sento molto sollevato,e mi metto di nuovo a zappàre con la speranza nel cuore di trovare una fessura chiodabile.
Piazzo il chiodo più ridicolo di tutta la mia breve carrièra alpinistica,con la testa verso il basso tra due pietre mobili...non riesco nonostànte gli sforzi a piazzàre qualcosa di più solido.
Salgo appena con i piedi sul chiodo,e mi rendo conto che almeno per i prossimi 5-7 metri la via non 'smòlla' affatto,sono a circa 40 metri da terra,mi è rimasto un solo chiodo e un friend più gli inutili fittoni e le inservìbili viti da ghiaccio,quindi decido di fare sosta.
Impiego un tempo eterno per riuscire ad allestìre una sosta appena decènte,un friend e una micro-clessidra,non posso fare altro.
Cerco di scavare due buche per i piedi e bado bene di non appendèrmi alla sosta,mi assicuro e grido a Cristiano di salire.
Lui è molto infreddolìto per il tempo passato fermo,ma sale abbastanza flùido togliendo le poche pseudo-protezioni,all'ultimo tecnico muretto dove non sono riuscito a proteggere tentènna un pò,io gli consiglio i movimenti e poco dopo è appena sotto di me.
Quando vede la sosta mi guarda accigliàto e mi dice:"Cazzo...almeno la sosta!"
Ma sa bene che era davvero difficile fare di meglio.
Anche lui ha le mani congelate e impiega un pò per raggiungere il dolore e la successiva sensibilità.

Così lo incoraggio a partire per il secondo tiro,poche volte mi sono sentito così sollevato di sapere che non tocca a me...sono davvero psicologicamènte provato.

Ora dovrebbe esserci il passo chiave della via,un muro di un paio di metri con successivo travèrso a destra.
Cristiano parte molto titubànte per l'assènza del ghiaccio,io lo invito a respirare e stare tranquillo.
Per fortuna riesce a proteggersi bene nei metri successivi,ciò nonostante ho una paura fottùta,quando lo vedo tintinnàre con un rampone proprio sopra la mia faccia.
Mi arriva adosso di tutto,soprattutto polvere congelata,metto il cappuccio e mi 'spiattèllo' contro la parete.

Immagino in un'istante la scena di lui che vola,il suo rampone che mi dilània la faccia,la sosta che cède e tutti e due che voliamo giù.
Rabbrividìsco e prego;si,prego.

Un attimo dopo è due metri sopra di me,si protegge ancora bene su roccia ed esce sul facile,da dove mi guarda con un'espressiòne di un condannato a morte appena graziàto e mi scatta anche una foto.



Ora sono più tranquìllo anche se sto congelando,guardo giù e vedo Angela,cerco di salutàrla e penso:"beata lei!...ma qual'è il modo migliore di godersi la montagna?"
Non so rispondermi,intanto lei ignara della nostra sofferènza ci scatta qualche foto.



La corda scorre,ora piano ora veloce,ma comunque ad un'andatùra che lascia intendere il facile...
Non ci vediamo nè sentiamo,ma gli strattòni della corda mi fanno capire che è in sosta.
Quindi inizio con gran difficoltà a smontàre la S1.
E parto;I primi metri non sono affatto facili e faccio una gran fatica a schiòdare,ma per fortuna dieci minuti dopo sono anch'io sul facile!
Una sensazione di gran benessere e tranquillità mi pervàde mentre salgo e arrivato in sosta per la prima volta dall'attacco "respiro"...



La parete sembra appoggiàrsi,"ora dobbiamo solo correre" dico al mio compagno,e parto per il terzo tiro.



Salgo su pendenze moderate (60/65°) fino a trovarmi sotto una splendida goulotte,finalmente!
E come se il fato mi sorridesse alla base trovo anche una solida fessura dove metto un bel friend di cui mi fido,sarà l'unica protezione di tutto il tiro.



Attacco la goulòtte,davvero bella e divertente,circa 10 metri a 80/85° ma con ghiaccio ottimo.
Esco di nuovo sul facile e salgo fino a fine corda,dove piazzo una sosta a prova di bomba con 2 friend.

Mentre Cristiano sale vedo la cornice sommitale,molto più piccola di quando salimmo "il tramonto..." e dietro di essa,il sole.

Lui arriva in sosta e riparte al volo per l'ultimo breve tiro.



Mi recupera e...siamo fuori!!!
E' un bel momento,ci stringiàmo le mani e ammiriàmo muti il panorama.



Anche questa volta è quasi il tramonto,il mar Tirreno ci fa l'occhiolìno ed io ingenuamènte penso che forse oggi riuscirèmo ad arrivare all'auto prima che faccia buio.(Ovviamènte mi sbagliavo)
Scattiàmo qualche foto mentre rifacciàmo le corde,contempliàmo come due bambini l'immensità delle cornìci di neve che affacciàno sulla cresta.







E giù,di corsa,fino agli zaini dove buttiàmo tutto dentro alla rinfùsa e calziamo gli sci per iniziare l'avventuròsa discesa sotto la spettacolàre luce del tramonto.



La sciàta (ma sarebbe più corretto chiamarla fuga) non si rivèla affatto facile sia per l'orientamènto sia per la stanchèzza e gli enormi zaini.
Ci troviamo a scendère tra innumerèvoli cadute,gli ultimi venti minuti totalmènte al buio.
Io non faccio altro che seguire Cristiano che ogni tanto si ferma ad aspettàrmi,vedo solo le sagome degli alberi che cerco di schivare.
Troviamo Angela ad aspettarci in macchina,sono le 17:45.

Anche per oggi Il Mostro è stato sedàto.
Non so quando tornerà a farsi vivo;
Ma in fondo,(soprattutto inconsciamènte)
spero presto.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Luca...davvero complimenti, mi hai fatto "rivivere" la salita attimo per attimo con tutti i se, i ma, i dubbi e le "intimità" di quei momenti che, almeno personalmente, solo una scalata invernale mi dà. Il ghiaccio era brutto? Si, ma la paggiore cosa era che lo era priprio nelle difficoltà! Cmq la salita è fatta e ora siamo consapevoli che certe salita piu' che il ghiaccio ci serve la testa. Bella esperienza Luca. Grazie, Cristiano

Fernando ha detto...

non so perchè ma queste sensazioni le conosco bene.... (vedi spigolo baile)
l'unica differenza che a me sopraggiungono anche sul facile...
mi avete lasciato col fiato sospeso e senza parole...
da non ripetere dai... così è troppo!!!

Anonimo ha detto...

bravo luca!!! il mostro ogni tanto devi farlo uscire!!! complimenti per cio che fai e per come le racconti!!! un bacione da vale!

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